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lunedì 21 maggio 2012
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Detti popolari

I detti caratteristici della zona di Clusone e i loro significati...

Co la santa pasiénsa sgó la pósta a ch'ai prèt Cleménsa;
co la bùna manéra sg'ól diss a ca la Bastèra;
con tòte i so resù spòll fruntà al Gervasù".

Pratico schema di comportamento per incontrare, senza eccessivo timore reverenziale, una persona dotata di dialettica eccezionale o ritenuta, per ragioni varie, alquanto ostica. I tre ragguardevoli personaggi clusonesi dell'Ottocento che hanno determinato questo proverbio (Don Giovanni Savoldelli, Maria Giudici, Luigi Gervasoni), sono indicati con il loro soprannome.

Al la guaréss piò gnà Pìlade

Frase con la quale a Clusone si classificano situazioni difficili di qualsiasi genere, per le quali non si intravedono soluzioni. Il dott. Pilade Cassinelli esercitò la professione medica a Clusone nella clinica situata a fianco dell'ospedale "S.Biagio"; era diventato popolare proprio per alcuni casi disperati che aveva saputo risolvere favorevolmente.

Tó e face piò bèl de la àca di Splanghècc

È il complimento che si rivolge ad uno che ha conseguito un risultato impensato, clamoroso, o ad uno che ha concluso un buon affare nonostante le previsioni sfavorevoli. La mucca di razza bruno-alpina, orgoglio della stalla dei Savoldelli di Longaréte (scotòm: Splanghècc), è divenuta famosa a Clusone perché in dodici mesi diede alla luce tre vitellini: uno a gennaio e due nel parto di dicembre.

È I l'a ris'ciàda al Rés'cio

Rivolto a se stesso: "succeda quel che vuoi succedere, ormai ho deciso". A un altro: "non pensarci più; forza, deciditi!" Rés'cio fu soprannominato un Savoldelli del ramo dei Ventinùre, divenuto alla fine dell'Ottocento personaggio proverbiale per la sua estrema ponderazione nel prendere decisioni; è testimoniato che tergiversò a lungo soprattutto quando giunse il momento di prendere moglie.

Tó sé come chèl vecio so 'n fond a la Cèsa

Ci si rivolge in tal modo ad uno che vuole tutto per sé, che cerca di ammucchiare roba e denaro a costo di rimetterci in tranquillità, salute e amicizia. Il detto fa riferimento ad un particolare della grande tela di Lattanzio Querena "I profanatori del Tempio", collocata appunto in fondo alla Basilica di Clusone, sopra la porta principale. È il particolare del vecchio avido che, dopo il rovesciamento dei banchi dei cambiavalute da parte di Gesù, sta affannandosi per terra a proteggere e raccogliere più monete che può, incurante di essere calpestato dalla gente che cerca di scansare i flagelli che il Cristo impugna ed agita.

L'è sa ùra de 'ndà fò ai Trùne

oppure:

L'è ùra de 'ndà a scultà i gài di Trùne

Con questa espressione a Clusone si vuoi dire che è prossima l'ora di chiudere l'esistenza terrena; infatti il Cimitero si trova di fronte alla campagna e alla casa dei contadini Balduzzi soprannominati "Trùne". Ricorre a questa espressione, per esempio, una persona di una certa età quando è sollecitata a intraprendere nuove attività, ad assumersi una responsabilità, o un anziano che è complimentato per la buona forma di salute.

EI ga rìa mìga oI bàsoI

oppure:

Sìrca de ègn al bàsol

Bàsol: legno piatto leggermente curvato con piccoli incavi alle estremità, preparato a mano e frequentemente ornato con piacevoli incisioni, usato per trasportare due secchi a spalla. La prima formulazione di questa incisiva espressione, è usata per dire che uno non ce la fa, è limitato; la seconda, come invito, a chi nella esposizione sta andando per le lunghe o addirittura si allontana dall'argomento, a stringere e venire al nocciolo della questione. Famoso è rimasto l'uso di questa espressione (seconda formulazione) in una seduta pubblica del Consiglio Comunale di Clusone, da parte del Consigliere Avv. Maurizio Gervasoni nel bei mezzo di un intervento che stava protraendosi e deviando troppo.

L l’à cambiàda a Binèto

Amichevole avvertimento ad uno che sta ripetendo stucchevolmente le stesse cose, o continua in un atteggiamento che innervosisce. Binèto, simpatico membro del casato Pezzoli di Clusone, era, alla fine dell'Ottocento, un patito ' dell'armonica a bocca; ma il pezzo che eseguiva restò a lungo immutato, fino a quando, provocato in ogni modo, ne imparò un secondo.

EI sa oI parlà e l'è svèlt de péna

Espressione usata nell'ambito contadino per indicare uno di loro in grado di ben districarsi in ogni circostanza, e capace di comunicare con gli altri. A volte però è semplicemente indicativa del buon livello di istruzione raggiunto da una persona qualsiasi.

A chèl lè la ga tàia la rànza!

Commento dei contadini di Clusone di fronte ad una persona che ha grande facilità di parola, dotata di un eloquio travolgente.

Al bàtt oI sul sòi fòie tónde per le bèle tùse di bóche fónde

E' uno dei più significativi detti clusonesi, venato da una certa ispirazione poetica. Suona come espressione ammirata per una cosa bella, rara, superiore; ma è anche un complimento ad una persona distinta o di buon gusto. In alcune circostanze diventa invece sottolineatura di un gesto di stizza verso un incontentabile.

‘N Baradèl 'ndó 't per me

È un avvertimento risentito a chi tenta di propalare notizie che si vogliono invece comunicare personalmente in modi e tempi stabiliti, o un invito a non pubblicizzare fatti e circostanze tali da mettere in piazza una persona. Uno poi per dire che non vuole finire sulla bocca di tutti, si esprime così: “Òi mìa finì 'n Baradèi”. Questi detti sono comprensibili pensando che a Clusone Baradello è il punto di maggior passaggio e incontro, quindi di più veloce diffusione di fatti e notizie, tanto è vero che nel passato vi erano sistemati l'Albo-Comunale e l'Albo-Pretorio.

La téla la séra la par sèda

Espressione usata per orientare uno che sta decidendo qualcosa di importante in base ad una valutazione affrettata e quindi molto approssimativa.

Ai gacc 'sgà 'nségna mìa a rampà

Lo si dice ad un furbo ed esperto che finge di essere in difficoltà e chiede un parere, un consiglio.

Quando ol tò diàol l'indàa a scóla, ol mè èl turnàa zamò a cà

Originalissima spiegazione fatta ad un amico attonito e sorpreso di fronte ad un risultato sorprendente, ottenuto per singolare esperienza e furbizia.

I ùre i bàt e i robàt

Riferendosi alla ripetizione del suono delle ore dalla torre campanaria di Clusone, questa espressione la si usa nel senso del proverbio latino "repetìta juvant", cioè per far notare l'opportunità di rifare un avviso, un ammonimento o un esercizio. Qualche volta la si usa anche come frase declaratoria di un paio di ceffoni ben piazzati su entrambe le guance.

‘N butìga di frér nò s’ tòca; 'n cà di spissiér nò s' lèca

Richiamo alla prudenza e all'autocontrollo, specialmente della curiosità e della gola, per evitare sorprese e guai sempre possibili.

L'è mèi òna candéla fò 'nàcc che òna tòrsa fò 'dré

Questo detto è stato coniato dal sacerdote Luigi Bettoni, che ha donato ben sessant'anni della sua vita sacerdotale alla comunità di Clusone. Era solito usarlo in questo senso: per il cristiano è meglio fare personalmente un po' di bene mentre è in vita, che confidare, dopo la morte, nel grande suffragio degli altri; e in particolare: vale di più una piccola elargizione benefica fatta personalmente in vita che donare tutte le proprie sostanze dopo la morte. In seguito, nell'uso comune, al significato nativo se ne è aggiunto uno più ampio: meglio una piccola cosa utile che una grande cosa inutile.

I ént ól sul per cumprà la lòm

Commento alla balordaggine di chi sciupa le ore del giorno per poi lavorare la sera o di notte.

L'ole li stà a gàla

L'uomo saggio e preparato non si lascia massificare, conserva la sua personalità in ogni circostanza.

Òna scàgna 'n Cùmù e ò piò bisògn de negù!

Scanzonato complimento ad uno che si appresta a entrare nella Amministrazione Comunale, o ad occupare un posto come dipendente del Comune.

So ‘l Carlo 'n Frànsa!

Chi lo usa intende dire: le cose ora vanno veramente bene, non mi manca nulla; la fortuna mi assiste. Questo detto è legato ad un clusonese del secolo scorso di nome Carlo ed emigrato da anni in Francia. Scrivendo a parenti ed amici, confidava di aver fatto fortuna, di aver conseguito un'ottima posizione, d'essere veramente felice, suscitando commenti meravigliati e... una certa invidia.

Pà e pàgn i è mai catìff compàgn

È la riflessione ad alta voce degli escursionisti d'alta montagna quando preparano lo zaino, e dei mandriani nel controllare equipaggiamento e scorte prima di salire all'alpeggio.

Pà, vi e sòche: s'èl vól fioca che 'èl fiòche!

Letteralmente presa questa espressione è un modo di salutare l'arrivo dell'inverno o della prima neve; ma nel senso pieno contiene una chiara affermazione di assoluta tranquillità per ogni evenienza.

O endìt ol mulì per nò fà ol fachì

oppure:

O cumpràt ol mùl per nò fa l'àsen

Arguti richiami a chi nell'attività, per semplice pigrizia, si appoggia disinvoltamente e ripetutamente al collega, all'amico, al parente.

Ol mestér del marà s'Io 'mpàra quando s'ól fa

Modo di stimolare al lavoro nell'orto o nel campo uno che cerca di esimersene con la scusa di non averlo mai fatto, e quindi di non essere capace; o risposta di chi occupandosi per la prima volta in un lavoro agricolo, suscita la meraviglia di qualcuno che lo osserva.

Óna bela mórt la schìa tàte bròte malatée

Risposta spiritosa ad uno che ti mette in guardia di fronte ad una impresa troppo rischiosa, o ti avverte di un pericolo che stai correndo.

La piànta la bòrla 'n dò la pènd

Senso: non può che capitare; non può essere diversamente. Amara constatazione di una situazione che uno ha preparato con il proprio comportamento e che non sembra più in grado, ormai, di controllare.

Dal sòch la tàpa

È l'incisivo modo dei contadini di affermare che nei figli si intravedono le qualità o i difetti del padre.

L'a purtàt la calzèta pièna

Lo si dice di una ragazza che si è sposata portando una ricca dote.

L'à purtàt via o scarnàs ai sò, ma ‘l à piantàt 'n cà bùna

Altro originale modo dei contadini per dire che una ragazza, portando con sé una notevole dote, ha sposato un giovane di famiglia benestante.

Bàt fò mìa i coriàndoi

Richiamo ad uno che fa esageratamente il generoso, che largheggia con sé e con gli altri al di là delle sue reali possibilità.

Che ‘l Signùr al ta tégne oI capèl sòl co!

Raccomandazione ad agire con saggezza e misura, accompagnata da una invocazione a Dio per un aiuto a tal fine, ad una persona che è sul punto di reagire sproporzionatamente ad una situazione difficile.

La fómna de premura la fa sò oI lecc a bonùra

la fómna 'ssè 'ssé ‘l la fa so a mesdè

la fómna de póch facc quando la ùlta détt i ciàpp

Singolare metro popolare di valutazione.

Ai fómne al gó la fa gnà ‘l diàol

Espressione usata da chi vuoi richiamare l'attenzione sull'abilità di persuasione di una donna, o sulla sua capacità di superare una situazione intricata.

Pànsa vinàda l'è mai famàda

Così, nel passato, le donne commentavano il poco appetito dei loro uomini al rientro per il pranzo o la cena, dopo le prolungate soste della domenica, o del giorno di mercato, all'osteria.

Quando i butìghe i sà tucherà, i fiòi i cumanderà,
la via d’Crós i la ulterà: guài a chi sarà!

Detto previsionale formulato a cavallo dell'Ottocento e Novecento, quando anche nella vita famigliare e sociale di Clusone si avvertivano i segni di notevoli trasformazioni. Da notare come le tre condizioni si sono realizzate: nelle vie principali del centro storico, i negozi e gli uffici professionali formano oggi una lunga fila raramente interrotta; i giovani hanno preso il posto dei padri in tanti posti di potere nelle attività produttive e nelle amministrazioni pubbliche; la strada che saliva al Cròsio da sud-ovest è stata soppiantata da quella che ora sale da nord-est. Si sono avverate, o si stanno avverando, anche le conseguenze? Al lettore la risposta.

Webcam in diretta

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